ELLE
di Barbara Schiavulli
 
Una sigaretta tra le labbra, i piedi incrociati appoggiati sulla scrivania, il bottone della giacca del completo slacciato e lunghe boccate di fumo che si perdono nell’aria del suo ufficio in centro a Gerusalemme. E’ così che si rilassa tra un incontro al vertice e l’altro. E’ così che pensa le nuove strategie, è così che per un minuto si estranea dal resto del mondo. Non ha un lavoro facile, ma lei ha tutte le carte in regola per farlo. Su questo nessuno ha dubbi. C’è un volto nuovo che si sta facendo largo tra le vie burrascose del Medio Oriente. E’ mamma di due bambini, è moglie, e non ha nessuna paura di sgomitare. Tzipora Livni, ministro degli Esteri israeliano e vice premier, è la donna più potente del Medio Oriente. Donna appunto: bionda, alta, impeccabile, ha fatto del suo forte accento israeliano la voce della diplomazia.  Onorevole? Signora ministro? Come bisogna chiamarla? “La gente mi chiama Tzipi”, risponde senza esitazione. Tzipi è nata nel 1958 a Tel Aviv, una città che ama e dove tuttora vive con la sua famiglia nonostante ormai trascorra la maggior parte del tempo a Gerusalemme o in viaggio in giro a trovare i capi del mondo per raccontare il suo popolo ad amici e nemici. Laureata in legge, specializzandosi in diritto pubblico e commerciale nella conservativa università Bar Ilan, ha fatto l’avvocato per poco tempo prima di seguire la sua vera passione, tramandata da suo padre. Il sangue non mente, e quello di Tzipi è contaminato dalla politica. Lo deve ai suoi genitori. Tzipi è la figlia di Eitan e Sarah, due ebrei giunti dalla Polonia. Una famiglia ben nota, considerati eroi quando ancora una patria gli ebrei non l’avevano. La piccola Sarah, come ancora la cantano alcune canzoni di battaglia assieme al marito Eitan combattevano contro il mandato britannico in Palestina. Eitan era il capo delle operazioni di un’organizzazione clandestina, chiamata Irgun, che dal 1931 al 1948 fece del suo meglio per cacciare gli inglesi. Per raggiungere il loro obiettivo qualsiasi mezzo era giustificato anche attaccare il quartier generale degli inglesi, dove nel 1946 nel prestigioso hotel King David di Gerusalemme morirono 91 persone. Fondato lo Stato di Israele, il padre divenne fino alla sua morte un parlamentare e membro del Likud, il partito conservatore. In questa famiglia della destra radicale, Tzipi Livni ha imparato l’arte della mediazione, ma solo da adulta e ministro avrebbe fatto i conti con il suo passato e deciso che il suo posto in Israele era nel mezzo dove c’era posto anche per il dialogo. Prima dell’università come tutte le ragazze israeliane, ha servito per un anno nell’esercito con il grado tenente e poi dall’età di 22 anni ha lavorato per il Mossad, i servizi segreti israeliani. “Nell’ufficio legale”, assicurano alcuni, “un’agente operativa all’estero”, dicono altri, mostrandola come una perfetta 007 israeliana. Tzipi venne eletta alla Knesset, il parlamento, nel 1999. Quando Ariel Sharon divenne primo ministro nel 2001, la Livni venne nominata ministro per la Cooperazione Regionale. Ma quello che allora sembrava già un successo, era solo l’inizio, divenne poi ministro dell’Agricoltura, dell’Immigrazione, dell’Edilizia, per poi nel 2005 sedersi sulla poltrona di ministro della Giustizia. A molti sarebbe bastato. Ma Tzipi puntava in alto e finora non sembra mai aver sbagliato un colpo. Anche, quando ha rischiato il tutto per tutto lasciando il partito e seguendo il suo mentore. Nel 2005 Sharon abbandonò il suo partito di sempre, il Likud per fondarne uno nuovo di centro basato sull’idea del piano di evacuazione dai territori palestinesi. Non molti lo sostenevano politicamente, se non la gente, stanca di vivere nella paura, fu disposta ad appoggiare la via del ritiro unilaterale piuttosto che quella dei continui tira e molla diplomatici con i palestinesi. Tzipi, fu la prima a cui Sharon chiese di entrare nel suo partito. E la prima a dire sì, nonostante fu costretta a recidere il legame politico della sua famiglia legata al Likud. Per questo dovette scontrarsi con il fratello e tutti quelli che le dicevano di non farlo. Ma lei ci credeva.  “Sulla tomba di mio padre c’è scritto: qui giace il capo delle operazioni dell’Irgun, l’organizzazione che ha combattuto per fondare lo stato di Israele. Sulla pietra è disegnata la mappa del Grande Israele. Molti mi chiedono se il compromesso territoriale è contro l’ideologia di mio padre. Ma lui mi ha insegnato a credere in Israele come uno stato democratico dove tutti hanno gli stessi diritti. Ho dovuto accettare il fatto che le proprie idee non possono essere del tutto realizzate, ma si può scegliere quali sono le cose più importanti. Ed è quello che faccio”. Quello che nessuno sapeva era che di lì a poco un’emorragia celebrale avrebbe posto fine alla carriera politica di Sharon spalancando le porte ai suoi due delfini, Ehud Olmert, oggi premier e appunto Tzipi Livni, la sua peggior rivale, lanciata sotto i riflettori della diplomazia, catapultata in quel pezzo di mondo dove si costruisce la Storia sempre all’inseguimento del suo sogno, ora non più tanto inconscio, quello di governare Israele. E per farlo ha tutte le carte in regola appunto, un po’ mamma, un po’ moglie, un po’ soldato, un po’ spia. Ma soprattutto donna. Ma non è solo questo. Tzipi Livni, considerata un po’ fredda da chi lavora con lei, e forse un po’ troppo riservata, ha un’altra carta vincente nel suo mazzo: è rispettata e apprezzata dagli israeliani da qualunque parte politica. E’ una donna onesta, non a caso la chiamano Mrs Clean, Signora Pulizia, considerata aquila e colomba a secondo delle situazioni. Non ha scheletri nell’armadio al contrario di molti suoi colleghi che riempiono colonne di giornali con i loro scandali quotidiani. “Sono entrata in politica perché pensavo si dovesse fare qualcosa per risolvere la questione palestinese. Per anni i nostri leader non sono stati in grado di prendere decisioni. Ho sposato il piano di evacuazione perché sapevo che potevamo essere di nuovo il paese unito e forte che dobbiamo essere”. Un maschiaccio con il fascino delle donne intelligenti. La sua divisa è un rigoroso tailleur nero, scarpe di pelle con un tacco leggero, capelli a caschetto, si divide tra la casa e il lavoro, tra decidere l’educazione dei figli e spiegare il mondo la guerra in Libano. Quando ha tempo, si rilassa davanti ai tamburi, l’unico hobby che sembra riuscire ancora a coltivare. Ma che la scarica dalle tensioni di un paese sempre in guerra e una carriera che nel giro di pochi anni l’ha portata molto lontano come politico ma anche come donna che ha scoperto capace di saper cambiare, i “se solo…non sono per me”, dice Tzipi, e la maggior parte degli israeliani è con lei.

Giornalista di guerra e scrittrice

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: