Sotto torchio per sette ore, il presidente di Israele rischia un’incriminazione per stupro. Moshe Katzav ha aperto le porte di casa, ha lasciato che gli investigatori rovistassero tra la sua roba e parlassero con i suoi dipendenti. “Prove drammatiche” che andrebbero ben oltre questo caso, è stato l’unico commento trapelato dalla polizia. Un’ex segretaria e non è la prima, ha accusato il presidente di averla costretta ad un rapporto sessuale non consensuale, mentre Katzav sostiene che la donna che ha superato il test della macchina della verità, lo ricatta. Il presidente sarà interrogato ancora, anche in merito ad irregolarità circa la concessione della grazia presidenziale ad alcuni detenuti. Spetterà al Procuratore Generale Menachen Mazuz decidere il futuro di Katzav, se incriminarlo. In ogni caso gli scandali sessuali, frequenti in Israele in questo periodo, non piacciono alla politica che comincia a pensare che forse sarebbe meglio per il presidente farsi da parte. “Katzav come chiunque ha il diritto di provare la sua innocenza, ma deve anche preservare l’onore dell’istituzione presidenziale. Le accuse sono gravi, Katzav dovrebbe prendersi una vacanza”, ha detto Ruhama Avraham, presidente di una commissione parlamentare. Ma l’integrità di Katzav non è l’unica in discussione, sotto inchiesta per molestie sessuali anche il ministro della giustizia Haim Ramon dimessosi domenica. Il suo incarico ad interim, è stato assunto ieri da Meir Sheerit, l’attuale ministro dell’ Edilizia. Ramon il giorno dello scoppio della guerra in Libano, poco prima di incontrare il premier Olmert, avrebbe baciato una giovane soldatessa di leva che aveva chiesto al ministro di farsi una foto con lui. Il bacio forzato potrebbe costare fino tre anni di prigione al ministro, dopo che il procuratore generale, lo ha incriminato per assalto indecente. Come se non bastassero gli scandali sessuali a far tremare la politica israeliana, il ministro per i rapporti con il parlamento Jacob Edery, ha chiesto al primo ministro Ehud Olmert, leader del suo stesso partito il Kadima, la costituzione di un governo di emergenza nazionale. "La ricostruzione e il rafforzamento delle forze armate e l’esigenza di creare un fronte unico davanti alla minaccia iraniana – ha scritto Edery in un messaggio al premier – sono obiettivi che richiedono la creazione di un governo di emergenza nazionale che riunisca tutte le forze politiche". E infine un’altra indagine, questa volta militare contro il capo del comando settentrionale dell’esercito, il generale Yitzhak Gershon, accusato di aver messo in pericolo decine di migliaia di cittadini di Haifa, quando ha dato l’ok per l’uso di un serbatoio di ammoniaca, quando tutte le sostanze chimiche dovevano essere rimosse. Il contenitore se colpito da un missile Hezbollah poteva causare una strage.

Giornalista di guerra e scrittrice

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