KIRYAT SHMONA – Gli Hezbollah non hanno dubbi, questa guerra l’hanno vinta loro e festeggiano spargendo volantini per Beirut, ritenendo di aver fermato l’avanzata dei soldati israeliani impantanati nel territorio libanese dalla politica internazionale. “Una vittoria strategica e storica su Israele”, ha detto Nasrallah, il leader dei militanti sciiti. “No, abbiamo vinto noi”, replicano i vertici politici israeliani convinti di aver ottenuto tutto quello che chiedevano alla diplomazia. "Prima di tutto, in armonia con la risoluzione numero 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Libano meridionale va smilitarizzato e reso privo di ogni presenza armata di Hezbollah", ha puntualizzato Marc Regev, portavoce del ministero degli Esteri israeliano. Vittoria degli Hezbollah anche per la Siria: il presidente siriano Bashar al Assad ha affermato che gli  Hezbollah hanno vinto la battaglia militare.  Ma in guerra contano i risultati e questi non si vedranno che tra settimane. Nel frattempo la debole tregua che ha retto ieri, deve continuare a farlo giorno dopo giorno. “Il cessate al fuoco è molto fragile – ha detto il generale Udi Adam, comandante della regione militare settentrionale di Israele – Le intese raggiunte alle Nazioni Unite sono piene di buchi”. Anche se il blocco navale, aereo e terrestre sta tenendo, i militari israeliani sono stati chiari: ogni attacco dei militanti sciita avrà la sua rappresaglia. Il Ministro degli Esteri israeliano, Amir Peretz ha assicurato che le milizie sciite non potranno nuovamente rientrare e spingersi nel sud del Libano: "A parte locali incidenti, il cessate il fuoco entrato in vigore da stamattina sta venendo rispettato". Nel giorno di tregua non sono mancate le violazioni, sei hezbollah sono stati uccisi in diverse località del sud dove i soldati israeliani mantengono la posizione anche se è probabile che il numero di soldati presenti in Libano, circa 30 mila, scenderà nei prossimi giorni anche in vista di seri problemi logistici. “I nostri soldati non hanno molte provviste, potrebbero finire presto cibo e acqua, sono autorizzati a irrompere nei supermercati libanesi per risolvere il problema”, ha detto il generale Avi Mizrahi. “La guerra non è ancora finita – ha detto il premier israeliano Olmert – potrebbe esserci un nuovo round con gli Hezbollah perché Israele non tollererà altri attacchi alla propria sovranità". E in ogni caso la caccia a Nasrallah, il leader dei militanti non sarà evitata da nessun accordo. E Nasrallah incurante delle minacce, riappare sugli schermi libanesi “troppo presto per disarmarci”, dice offrendosi di  aiutare la popolazione libanese. Affiancheranno l’esercito libanese e daranno a ogni famiglia rimasta senza casa il denaro sufficiente per affittare un appartamento per un anno e aiuteranno a ricostruire quelli distrutti. Un po’ come per il premier Olmert di cui scendono gli indici di gradimento, anche Nasrallah se vuole sopravvivere, deve ritagliarsi una nuova fetta di fiducia nella popolazione libanese. Sarà difficile con il passare del tempo evitare lo scontro frontale. Nonostante restino in vigore le restrizioni agli spostamenti, ordinate da Israele, per i veicoli non autorizzati, migliaia di profughi libanesi stanno facendo ritorno verso i loro villaggi distrutti, un’onda umana che potrebbe nascondere anche militanti sciiti. L’autostrada che parte del porto di Sidone è intasata da migliaia di auto mentre i bulldozer riempiono i crateri causati dai bombardamenti e creano terrapieni grazie ai quali auto e furgoni, carichi di mobili, possono raggiungere Tiro e Nabatiyeh dove la maggior parte di ponti e viadotti sono stati distrutti. Sulla via del ritorno, un civile libanese nel villaggio di Ansar è morto e altri sei sono rimasti feriti allo scoppio di bombe israeliane rimaste inesplose nel sud del Paese. Se si spegne a colpi di accordi il fronte militare, si accende in Israele quello politico, per molti il conto alla rovescia del premier Olmert è appena cominciato. Polemiche e dissidi per la conduzione di questa guerra non scivoleranno via neanche di fronte alla debole pace che si sta creando. Ma non solo, gli israeliani risaliti in superficie dopo un mese di guerra e di incondizionata fiducia al governo, cominciano a farsi domande. Secondo un sondaggio del principale quotidiano israeliano, lo Yedioth Ahronoth, il 58 % degli israeliani pensa che Israele abbia ottenuto solo un piccolo risultato in confronto a quello che aveva promesso. Se ci fossero elezioni oggi, il kadima, il partito di Olmert perderebbe. Non solo il premier non è riuscito a ristabilire il ruolo di Israele, come paese deterrente, ma non è riuscito neanche rispondere all’unica domanda che tutti fanno: dove sono finiti i soldati rapiti, la ragione per cui tutto questo è cominciato?

Giornalista di guerra e scrittrice

2 Comment on “PRIMO GIORNO DI TREGUA

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