KIRYATH SHMONA – E’ diventata una stazione radio molto popolare in Israele da quando la guerra è cominciata un mese fa. Non trasmette musica, non trasmette telegiornali, non emette una sola parola. E’ una stazione radio statale e silenziosa per tutte le persone che hanno paura di non  sentire le sirene, magari di notte, e di non fare in tempo a correre nei rifugi. La si lascia accesa e se succede qualcosa, parte una sorta di sveglia e da quel momento si ha un solo minuto per trovare riparo. Anche se la maggior parte della gente, ha scelto semplicemente di trascorrere la maggior parte del tempo nei rifugi. Ma non è facile scendere nei sotterranei della terra e abbandonare la vita quotidiana. Per un giorno o due va bene, poi ci si rende conto di quanto la via sia scandita dalla routine e quanto tutto risulti strano quando non si possono fare le solite cose. Con i missili che volano sopra la testa, (ne sono caduti quasi 4000 nel Golan e nella Galilea), si può congelare il tempo, ma non le proprie esigenze. Ottocentomila persone vivono nel nord di Israele, 200 mila lavorano e hanno dovuto smettere di farlo. Chi aveva i soldi è sceso verso sud se n’è andato in vacanza, ha approfittato ad andare a trovare amici che non vedeva da anni o si è preso una stanza d’albergo. Ma non tutti sono ricchi o hanno amici o parenti. Un’ampia fascia di popolazione del nord è costretta a vivere nei rifugi, alcuni grandi, alcuni piccoli, alcuni condominiali altri rionali. Sale di cemento in alcuni posti bui e senza aria condizionata, come a Kiryat Shmona dove in alcune zone non c’è più elettricità. Cresce il senso di panico e di claustrofobia, ma la paura di uscire regna sovrana. Il che significa ridursi fino all’ultimo senza cibo, prima di uscire a comprarlo, finire le medicine, trascurarsi pur di non rischiare, lasciar morire le piante e spesso gli animali, abbandonati da migliaia di persone fuggite al sud. Se si ha un problema, inutile chiamare elettricista o idraulico, perché nessuno si azzarda ad avventurarsi per le strade. I bambini che all’inizio vivevano nei rifugi come in un gioco cominciano ad essere insofferenti, così come gli adulti che non sanno più di cosa parlare e in alcuni posti la convivenza tra diversa comunità o religioni non è sempre facile. Nei sotterranei degli ospedali, si opera e si fanno nascere bambini, in quelli dei quartieri girano i rabbini a fare circoncisioni. "E’ vero, i bambini da noi nascono sottoterra, ma è il modo più sicuro per portarli alla vita" dice Eran Tal-Or, vice primario del reparto di traumatologia dell’ospedale Rambam di Haifa dove vengono ricoverati ogni giorno decine di feriti dai razzi degli Hezbollah. “Ho tenuto la messa in un rifugio per 8 cristiani”, ci racconta padre Quirico Calella, prete di San Giovanni d’Acri, dove ci sono 700 rifugi. I malati, i disabili sono quelli che soffrono di più. In uno dei rifugi di Kiryat Shmona vive Shimon Almakayss, un ragazzo di 25 anni con dei seri problemi celebrali. Se ne sta tranquillo succhiandosi il pollice, in posizione fetale mentre la madre gli accarezza la testa. Le sue medicine sono finite e sua madre è disperata. “Quando chiamo i servizi sociali nessuno risponde – dice Rivka – mio figlio diventa ogni giorno più agitato e violento da quando sta qui sotto. Quando vede il padre agitarsi per le esplosioni lo colpisce, ha già dato fastidio alcuni ragazzini qui nel rifugio. E’abituato a stare fuori, ad essere occupato. La situazione sta diventando intollerabile”. Allo stesso modo la pensa Rachel Ben Sherit, madre di sei figli, uno dei quali epilettico e con il marito è su una sedia a rotelle. “Vorrei fuggire, ma non posso lasciarli, diventerò matta, non ne posso più”, dice Rachel che vive di con un sussidio statale. Mazal Arbil, 41 anni divide il rifugio con i suoi sei figli e due nipoti e con una dozzina di malati e anziani. “Non mi importa se continuano a combattere, solo fatemi uscire di qui. Siamo al limite”. Ed è proprio questa paura, questo senso di panico che tiene unito il nord del paese, stretto intorno alle scelte del loro primo ministro, la grandine dei missili continua fa sì che la gente appoggi qualsiasi operazione per fermare gli Hezbollah purché tutto questo finisca.

 

Giornalista di guerra e scrittrice

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