HAIFA – Avraham "Avi" Dichter, ministro della Sicurezza Pubblica è uno dei falchi della guerra in Libano. Pronto fin dall’inizio ad espandere l’offensiva, non ha mai negato, anzi è stato l’unico membro del governo a chiedere apertamente che nel mirino degli attacchi finisse anche la Siria, ritenuta responsabile di armare gli hezbollah. Ex capo dello Shin Bet, i servizi segreti nazionali, alla fine del suo mandato si è dato alla politica, entrato nel partito Kadima che ha vinto le elezioni sotto la guida del premier Ehud Olmert, Dichter, 54 anni è diventando ministro il maggio scorso.

Ci sono molte speculazioni riguardo all’inefficienza dell’intelligence in questo conflitto, ogni giorno decine di obiettivi vengono attaccati in Libano, ma in tre settimane i razzi degli Hezbollah non sono affatto diminuiti anzi.

Non credo il problema sia l’intelligence, le informazioni ricevute sono molte e arrivano in continuazione. Non sempre però sono sufficienti per stanare il nemico, il problema vero è che gli Hezbollah non sono un’organizzazione terroristica, ma un esercito terroristico. E’ una differenza sostanziale, perché diventa più difficili combatterli, senza contare che si nascondono tra la gente e per attirarli fuori ci vuole tempo.

All’inizio questa guerra era stata annunciata come breve e precisa, doveva durare solo qualche giorno, sono trascorse settimane, e per il momento non se ne intravede la fine.

Noi abbiamo quattro obiettivi che siamo decisi a portare a termine, non importa quanto tempo ci vorrà. Dobbiamo creare una fascia di sicurezza di qualche chilometro dove nessuno entri e dove gli hezbollah non siano più in grado di colpire Israele, e questo è stato quasi fatto. Poi dobbiamo riportare a casa i due soldati rapiti il 12 luglio scorso. Anche qui stiamo facendo progressi, una decina di hezbollah sono stati arrestati e li stiamo interrogando. Loro ci renderanno più semplice il recupero dei nostri militari. Il terzo obiettivo è distruggere le infrastrutture e diminuire se non fermare la pioggia di razzi che arriva ogni giorno nel nord di Israele. E qui siamo ancora lontani dall’aver ottenuto un significativo progresso. Ci vuole tempo, tempo che ci prenderemo. Per ultimo resta il disarmo degli hezbollah, ma questa non è una cosa che in teoria compete a noi. C’è una risoluzione, c’è il Libano che avrebbe dovuto farlo, c’è la comunità internazionale. In ogni caso è una cosa che deve essere fatta.

Quali saranno le dimensioni della futura fascia di sicurezza, il premer Olmert ha parlato di sei chilometri, il ministro della Difesa Peretz di 30  fino al  fiume Lithani?

La zona cuscinetto sarà profonda dai 2 agli 8 chilometri, e questa zona è già quasi tutta sotto il controllo dell’esercito israeliano. Quello che intendeva il ministro della Difesa è che le operazioni se necessario arriveranno fino al fiume Lithani, in ogni caso gli hezbollah saranno spinti oltre. Tutte le infrastrutture e le postazioni di lancio dal Lithani in giù saranno distrutte. In pratica, la zona ripulita sarà di 30 chilometri, la fascia di sicurezza di non più di otto.

La Siria si è manifestata pronta ad un eventuale scontro con Israele. Che ne pensa?

La leadership siriana sa bene a cosa andrebbe incontro, sanno bene quale prezzo pagherebbero se attaccassero Israele. In questo momento Israele non ha interesse ad entrare in conflitto con i siriani, ma non dimentichiamo che sono loro a fornire le armi, soprattutto i missili agli Hezbollah.

A proposito di sostenitori degli Hezbollah, gli iraniani stanno combattendo in Libano?

Le truppe iraniane sono in Libano sotto diverse spoglie, alcuni combattono, ma per lo più sono responsabili oltre dei finanziamenti agli hezbollah, del loro addestramento. Gli hezbollah, sono un esercito e come tale lo affrontiamo.

Nasrallah, il leader degli Hezbollah è l’obiettivo di un omicidio mirato?

Lo è, lo è stato per 16 anni. Vedi, non si vince contro i terroristi, ci può solo liberare di loro. In questo abbiamo una certa esperienza. Ma non è una cosa che si può decidere e mettere in atto. Spesso non è neanche una questione di settimane o mesi. Ma prima o poi lo prenderemo. Noi possiamo andare in pensione, svolgere altri lavori, ma i nostri obiettivi non cambiano. Prima o poi, come di molti altri, di Nasrallah scomparirà anche il ricordo.

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “iNTERVISTA AL MINISTRO DELLA SICUREZZA ISRAELIANO

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