KHIRYAT SHMONA (Sul confine) – Prossima fermata Sidone: l’esercito israeliano ha sganciato volantini sulla cittadina del nord del Libano invitando la popolazione, che nel frattempo è raddoppiata per la presenza dei profughi fuggiti dal sud, ad andarsene. Nel resto della comunità internazionale si fanno passi da gigante per raggiungere un accordo che porti alla fine della guerra, mentre in questo pezzo di mondo sordo alla parola pace, sembra che il conflitto non solo non accenni a fermarsi ma si intensifichi ogni giorno che passa su entrambi i fronti dove si continua a combattere, a fuggire e a cercare di sopravvivere. Isolata Tiro, Beirut, cancellate tutte le strade per arrivare, ora si procede verso Sidone. Incessanti i combattimenti nel Sud del Libano, Israele cerca di consolidare la fascia di sicurezza. “Spetta al governo decidere fino a dove dobbiamo arrivare”, ci il aveva detto il generale Dan Halutz, capo di Stato Maggiore, qualche giorno fa, ma il governo per il momento tergiversa: "Il governo non ha preso una decisione in proposito, e io vi sono ostile" ha detto il ministro dello sport Ofer Pines. Un’ulteriore offensiva, ha aggiunto, "richiederebbe  importanti forze di terra, e questo avrebbe implicazioni strategiche che è meglio evitare". Non è d’accordo Amir Peretz, ministro della difesa che ha dato ordine alle forze armate perché si tengano pronte ad arrivare fino alle sponde del fiume Litani. Nella notte durante scontri nella cittadina di Taibe un soldato  rimasto ucciso, e uno ferito da un razzo che ha colpito il mezzo in cui si trovavano. Altri dieci militari sono stati feriti durante un’incursione compiuta all’alba a Tiro. Fonti della marina militare israeliana hanno detto che nel blitz è stato preso d’assalto un appartamento al secondo piano di un palazzo di cinque situato nel settore nord della città, nel quale sono stati uccisi tre dirigenti Hezbollah e due minori, responsabili fra l’altro del lancio di missili contro Hadera, città israeliana che sorge a 70 km dal confine, colpita ieri. "Ci sono stati scambi a fuoco ravvicinati e lancio di granate nell’appartamento" hanno aggiunto le fonti, precisando che "i soldati sono riusciti poi a ritirarsi, rispondendo al fuoco di fra sei e otto terroristi che sparavano dagli edifici vicini". Coinvolto per la prima volta anche l’esercito libanese, un militare è morto quando un caccia israeliano ha sparato contro un blindato dell’esercito libanese provocando l’immediata reazione della contraerea. Sempre più tragica la situazione nel paese dei cedri, dove cresce il timore di epidemie, mentre gli ospedali annunciano di avere combustibile solo per un’altra settimana. Dopo venticinque giorni di bombardamenti, dove sono stati distrutti 73 ponti e 6.800 edifici, è arrivato quasi a mille il bilancio dei morti. Secondo il Comitato per l’alto soccorso ci sarebbero 29 tra soldati e poliziotti libanesi e 48 guerriglieri Hezbollah. 915.672 sono state costrette a lasciare le proprie case in queste settimane di guerra. E altre persone fuggiranno presto dalle loro case: nuovi bombardamenti aerei e di artiglieria israeliani anche nei dintorni di Nabatiye colpita la strada che collega i villaggi di Braqaa e Aabba.  Bombardate le località di Aita al Shab, Shakra, Sultanya, Tbinin, Kafra, Barakit e Kfar Kila, e Raab al-Talatin. Sul fronte israeliano continua la valanga di missili, gli hezbollah, promettono di continuare fino a quando gli israeliani bombarderanno il Libano. Almeno 130 i razzi caduti ieri, quattro civili morti, tutte donne: una mamma di un villaggio beduino con le due sue figlie e una signora di 87 anni colta d’infarto mentre correva nel rifugio.

  

Giornalista di guerra e scrittrice

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