HAIFA – Dalle minacce ai fatti: gli israeliani avvisano la popolazione del sud di Beirut a lasciare la capitale e poi bombardano, gli Hezbollah promettono di far piovere missili e in una sola ora ne sparano 100. Sono trascorsi ventitre giorni dall’inizio della guerra e nessun progresso sembra essere stato fatto. I soldati rapiti che hanno scatenato l’offensiva israeliana sono chissà dove ancora in mano degli hezbollah, 900 civili sono morti, decine di soldati e di combattenti sono caduti, il Libano è distrutto e il suo fragile governo trema sotto i colpi dei bombardamenti. Israele non ha ottenuto la sicurezza che cercava e gli hezbollah non hanno avuto quel piccolo pezzo di terra le fattorie di Sheba che rivendicano come territorio libanese. Si continua a combattere nella terra dei cedri, bombe che cadono dal cielo, razzi che arrivano dai carro armati e dalle navi. La battaglia infuria in diversi villaggi dove migliaia di soldati israeliani si confrontano con la guerriglia sciita. I soldati avanzano, entrano in profondità, superano i villaggi vuoti, combattono nelle roccaforti hezbollah, l’obiettivo è raggiungere il fiume Lithani, quello che per Israele segnerà il nuovo vero confine del Libano, tutto resto, quei trenta chilometri che scivolano verso la frontiera israeliana diventeranno terra di nessuno, terra bruciata, dove le autorità Israeliane sperano, si sistemerà un esercito internazionale.  Beirut, Tiro, Nabatieh, i villaggi della Beeka, Balbeek, colpo dopo colpo cedono alla furia dei bombardamenti, le case si trasformano in cumuli di macerie. E proprio sotto alle montagne di cemento nella capitale ci sarebbero 50 persone, ma non solo posto dove potrebbero esserci feriti, ma la maggior parte delle zone colpite è impossibile andare. Difficile aiutare la popolazione e garantire la sicurezza dell’arrivo di aiuti. In molti posti, tra cui alcuni quartieri della capitale manca l’energia elettrica rendendo impossibile il lavoro degli ospedali. Le organizzazioni umanitarie denunciano  che tutti i corridoi umanitari che Israele continua a dire di garantire, in realtà non esistono, anzi spesso si trasformano in trappole mortali. "Quello che consideravamo un corridoio sicuro è stato bombardato cosicché la strada che porta a nord adesso non è più sicura", ha commentato un portavoce della Commissione Europea. I raid hanno colpito quattro a ponti a nord della capitale, bloccando l’unica via di fuga che rimaneva per uscire via terra dal Libano. “Jounieh, Byblos e Fidar, sono state colpite", ha detto l’ex ministro, Fares Boueiz. Tutte e tre sono cittadine cristiane, che ospitano sfollati dal sud. Con questa operazione il Libano viene diviso in cinque parti prive di collegamento. La gente continua a morire e chi non muore vive nella paura, in Libano così come in Israele. Muoiono civili, nella valle della Beeka, a ridosso del confine siriano, dove sono caduti anche dei razzi hezbollah, l’aviazione israeliana ha bombardato e ucciso una trentina di civili vicino al villaggio di Qaa. Tra le vittime vi sarebbero numerosi operai di cittadinanza siriana sorpresi dalle bombe mentre stavano caricando su camion cassette di frutta e verdura vicino ad un deposito di frutta, ritenuto da Israele, un edificio che conteneva armi appena arrivate dalla Siria. Tre razzi sparati dai miliziani libanesi Hezbollah sono esplosi anche prossimità della città siriana di Kuneitra, sulle alture del Golan. Altri sette persone sono state uccise in un raid aereo su Taibeh dove da giorni si combatte duramente. Si muore anche in Israele, mentre Tel Aviv si prepara a ricevere i missili promessi da Nasrallah, nel nord sono giunti 180 razzi, il più lontano mai arrivato a Zichron Yaakov, ad una sessantina di km dal confine. Nel nord un centinaio di feriti e tre civili uccisi dai missili Hezbollah, le vittime sono arabo israeliani, tra cui a Maghar una giovane mamma. Un errore di cui gli Hezbollah chiederanno presto scusa, nel mirino di Nasrallah, il leader dei militanti, non ci sono gli arabi, che sempre di più lo vedono come un super eroe, tranne qui, in questi villaggi di gente divisa tra l’essere cittadini dello stato ebraico e il sentirsi arabi. Per la prima volta dall’inizio di questa guerra, la popolazione araba di alcuni villaggi della Galilea è scesa in piazza a manifestare contro gli hezbollah. Morti anche tra i soldati israeliani, tre confermati dall’esercito durante i combattimenti nel villaggio di Markaba, nel settore orientale del confine, dove sarebbero caduti anche 13 hezbollah. Le truppe israeliane hanno creato una testa di ponte nel quadrilatero Kfar Kila- Aadaisse-Taibe-Rabb et-Talatine cercando di spingersi verso sud per collegarsi all’altra testa di ponte Meis al-Jabal-Blida-Aitarun, nel settore centrale.  

Giornalista di guerra e scrittrice

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