HAIFA – Piovono volantini sui quartieri meridionali di Beirut, chiedono alla gente di andarsene il più presto possibile: sarà la capitale il prossimo obiettivo dei bombardamenti dell’aviazione israeliana.  Non si è fatta attendere la replica di Nasrallah, il leader degli Hezbollah. “Tel Aviv sarà colpita come Beirut, possiamo attaccare quando e dove vogliamo”. Il capo sciita, che secondo i vertici militari israeliani, dovrebbe aver perso almeno 400 militanti, è riapparso in tv, un appuntamento ormai fisso, per combattere una guerra che è fatta anche di parole: “Ogni volta che sospenderete i vostri attacchi, noi sospenderemo i nostri", ha proseguito Nasrallah, accusando la "stupida dirigenza israeliana" di tentato di far credere di "aver distrutto le infrastrutture" di Hezbollah, dopo che il movimento sciita aveva deciso una sospensione di 48 ore dei suoi lanci di missili in risposta all’analogo annuncio da parte di Israele. Uno spiraglio di luce, quello di Nasrallah, che i vertici militari israeliani leggono, già, come un segno di debolezza. Di tregua in Israele non si parla, mentre si comincia a delineare quella che sarà almeno secondo Israele il nuovo Libano con i suoi nuovi confini. La fascia di sicurezza, che dovrebbe spingere gli Hezbollah abbastanza lontano da non nuocere, per ora profonda 6 chilometri e destinata ad essere ampia almeno il doppio, è quasi pronta: il ministro della Difesa Peretz, ha ordinato alle forze armate di prepararsi ad arrivare al fiume Lithani che in alcuni punti scorre a ben 30 km dal confine. "Stiamo progettando di bonificare una fascia di 15 chilometri di territorio libanese entro i prossimi giorni. Ci serviranno nuove brigate, probabilmente altre due, e questo dipenderà dall’autorizzazione del governo", ha detto il maggiore Zvika Golan, portavoce militare del comando Nord. Ma che questa striscia sia sicura è ancora tutto da scoprire, visto che dopo 22 giorni di guerra, in Libano e in Israele si continua a morire. Le truppe israeliane, sei divisioni, diecimila soldati, dopo una giornata di scontri, di bombardamenti hanno preso posizione in 20 villaggi arabi del sud, tra cui Miss El Jabel, Blida, Majdal Youn, nel settore orientale del fronte. Al tempo stesso hanno preso posizioni nei villaggi di E-Taibe, Adessa, Rab Al Taltin, a ovest della cittadina israeliana di Metula, e nei villaggi di Aimat e-Shaab, Marun Ar-Ras e Bint Jbeil, nel settore occidentale. Tutti villaggi non lontani dal confine, tutti considerati roccaforti degli Hezbollah e postazioni di lancio per i missili che continuano a cadere implacabili nel Golan e nella Galilea. Intensi bombardamenti su Nabatiyeh, su diversi paesi dell’altopiano dell’Iqlim al Toufah e su insediamenti sulle rive del fiume Litani. E ancora a Khiam, Marjayiun, Maqmoudiyieh, oltre che nella valle orientale della Bekaa, ad Est di Baalbek. Pesantissimo il bilancio delle vittime libanesi di questa guerra, 900 morti, ha annunciato il presidente del parlamento libanese Fuad Siniora, 3000 feriti, un milione di sfollati, un quarto dell’intera popolazione. Vittime anche da parte israeliana, nonostante i continui bombardamenti e il successo militare che i vertici militari continuano ad assicurare, non si placa il diluvio di missili, 150 ieri, dei quali cento nel giro di un’ora, forse la più lunga che ha vissuto Israele in questi giorni, 8 vittime civili, decine di feriti: tre diciottenni sono stati uccisi quando il razzo ha colpito la loro casa nel villaggio di Maalot, , mentre altre cinque sono stati colpiti dall’esplosione di un missile vicino al loro veicolo a San Giovanni d’Acri. Il movimento sciita Hezbollah ha affermato di aver distrutto due bulldozer blindati e due carro armati Merkava israeliani, nel triangolo tra al Qausah, Aita As Shab e Talat Warda, e ha riferito di aver attaccato anche un raggruppamento di soldati nella stessa zona causando "morti e feriti" tra le forze israeliane. Tre i soldati caduti, confermati dall’esercito israeliano, mentre sarebbero tredici guerriglieri Hezbollah uccisi e altri sei feriti nei combattimenti nell’ area dei villaggi di Shikhin e di Rajameen, nel Libano sud occidentale. Costi anche per Israele, ogni settimana di guerra in Libano costa fra 750 milioni e 1,1 miliardi di shekels (fra 150 e 200 milioni di euro), secondo Stanley Fischer, il governatore della banca centrale dello stato ebraico, senza contare che tutte le aziende, tutti gli esercizi pubblici sono bloccati nel nord dove la gente rimane nascosta nei rifugi. “Cesseremo il fuoco solo quando una forza nazionale entrerà a controllare la fascia”, ha detto il premier israeliano Olmert, che detta tutte le condizioni e chiede che gli Stati internazionali non mandino riservisti: “Ci vuole un esercito, non pensionati che vogliono passare una vacanza in Libano, vogliamo soldati veri, un esercito capace di implementare la risoluzione delle Nazioni Unite. Penso che debba essere composta da 15 mila soldati. Noi smettiamo di sparare a mezza notte e loro vengono dispiegati due ore dopo. Penso che sia più o meno questo che la comunità internazionale deve capire”.

Giornalista di guerra e scrittrice

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