KIRYAT SHMONA – “Israele smetterà di combattere quando una forza internazionale sarà presente nel sud del Libano – ha detto il premier israeliano Ehud Olmert spazzando via con un colpo tutti gli sforzi diplomatici per un cessate al fuoco “al più presto” – Non possiamo fermarci perché se non ci sarà una presenza internazionale efficace e militarmente robusta, gli Hezbollah resteranno dove sono e noi non avremmo ottenuto niente”. Prosegue, così, l’avanzata di terra delle truppe che affondano verso il centro del paese e la fuga dei civili libanesi dal Sud del Libano. Colonne di fumo si alzano verso il cielo che sovrastano le macerie dei villaggi arabi distrutti e di quelli israeliani obiettivi di centinaia di razzi Hezbollah. La guerra prosegue, dice Olmert, fino a quando sarà necessario, “L’obiettivo israeliano – ha precisato Amir Peretz, ministro della Difesa, è di preparare il terreno in vista dell’arrivo di una forza di interposizione internazionale”, a cui Israele cederebbe il controllo (una fascia di sicurezza di almeno 6-7 km lungo il confine). “Andremo avanti, ci ritireremo o avanzeremo, se il governo ce lo chiederà – ha detto il generale  Dan Halutz, capo di Stato Maggiore – in ogni caso un cessate al fuoco è fuori questione”. Ormai da 48 ore le truppe di terra sono all’interno del Libano, si tratta di almeno ottomila, diecimila uomini, tra fanteria, genio e carristi, forze speciali e paracadutisti. Alcune divisioni entrano trasportati dagli elicotteri, altre a piedi direttamente dal confine, raggiungendo i villaggi più arabi più vicini, seguiti dai lama importati dal Cile carichi di tutto quello che serve. “Ci serviamo di queste bestie perché mangiano poco, possiamo caricarli con 50kg di materiale e camminano perfettamente in fila uno dietro all’altro”, ci spiega il tenente colonnello Ishai Efroni, 41 anni comandante della brigata 300 appena rientrato dopo quasi tre settimane di permanenza il Libano. I suoi ragazzi hanno combattuto a Marun ar Ras, Bint Jbeil e Aita al Shab, dove due giorni fa sono morti tre soldati israeliani, mentre altri 9 sono rimasti feriti ieri. “La notte scorsa a Balbeek ci è stata una battaglia violentissima, si pensava che dentro all’ospedale fosse ricoverato un alto esponente degli Hezbollah, ma c’erano solo dei combattenti. Li abbiamo uccisi”, dice il comandante raccontando la battaglia che ha dato il via alla grande offensiva di terra. Ma non solo, secondo l’esercito, in quell’ospedale potrebbero essere stati curati e poi tenuti per un po’ nascosti nei sotterranei, i due soldati israeliani rapiti il 12 luglio scorso e di cui d’allora non si sa nulla. E da qui, i soldati israeliani hanno dato il via alla nuova fase della guerra, dalla valle della Beeka per poi allargarsi fino al fiume Lithani e proseguire verso Tiro, dove il comandante ha confermato le truppe di terra sono già in azione insieme all’aviazione che bombarda senza sosta le postazioni di lancio degli Hezbollah, almeno 7 le vittime civili. In una sola ora del tardo pomeriggio nella zona di Tiro l’aviazione israeliana ha condotto 27 raid sui villaggi ad est e a sud, mentre sulla zona piovevano oltre 150 proiettili della marina e dell’artiglieria. Una coppia di ottantenni è morta nel crollo della propria abitazione a Tayr-Harfa e una famiglia a Yarun di cinque persone, rifugiatasi nelle cantine di uno stabile di tre piani, è rimasta sepolta sotto le macerie. A Baalbek, 100 km dal fiume Lithani, le forze speciali israeliane, giunte in elicottero, cercavano nell’ospedale Dar Ha Hikma, finanziato e gestito da un istituto di carità iraniano, Mohammed Yazbek, un alto esponente degli Hezbollah. Lui non c’era ma hanno catturato cinque militanti di grado inferiore, ne hanno uccisi una decina e dopo 4 ore di scontri e bombardamenti sono tornati alla base vicino a Kiryat Shmona in territorio israeliano. Proseguono gli scontri in diversi villaggi del sud e il prossimo ad essere colpito sarà Nabatieh a nord del fiume Lithani, come annunciano i volantini lasciati cadere dagli aerei per avvertire la popolazione di lasciare il più presto possibile la città. Secondo il premier, gli Hezbollah sono stati in gran parte disarmati dalle operazioni militari di Israele e le infrastrutture Hezbollah sono state interamente distrutte. Eppure a chi vive nei rifugi del nord, la realtà sembra ben diversa: gli Hezbollah dopo 48 ore di tregua, hanno ricominciato a lanciare missili sul nord di Israele. Un diluvio di razzi, ben 210, tanti quanti non ne erano mai stati lanciati in un solo giorno: un uomo di 52 anni è stato ucciso in bicicletta a nord di Nahariya, mentre alcuni missili a lunga gettata, Kaibar-1, un modello derivato, secondo alcuni esperti israeliani, dall’iraniano Fajr 5, ha raggiunto la cittadina di Beit Shean e ancora più a sud in alcuni villaggi palestinesi vicino a Jenin a circa 70km dal confine. I più distanti mai arrivati. Immediata la risposta israeliana, che nel giro di poche ore, è riuscita ad individuare e distruggere la postazione di lancio da cui era stato sparato il missile. “Per quanto ne sappiamo in mano agli Hezbollah resterebbero almeno 8000 missili”, ci ha detto il comandante Efroni, confermando che sarà una guerra ancora lunga.

Giornalista di guerra e scrittrice

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