Diciottesimo giorno di guerra: Onu chiede ad Israele ed Hezbollah una tregua di 72 ore per permettere l’arrivo degli aiuti umanitari, un sospiro di sollievo, dopo una giornata di bombardamenti intensificati in ogni parte del Libano, senza però riuscire per un momento fermare la pioggia di missili sempre più sofisticati sul Golan e la Galilea. Nel sud del Libano zona dalla quale le Nazioni Unite hanno deciso di evacuare, proseguono, ormai da giorni e senza apparente successo gli scontri tra truppe di terra ed Hezbollah, per la conquista del villaggio di Maroun al Ras e di Bint Jbeil considerata una delle roccaforti dei militanti del partito di Dio. Che ci sia luce o buio, l’aviazione israeliana non ha mai smesso di bombardare. 13 morti, almeno 180 gli obiettivi colpiti e molti altri quelli che la Storia catalogherà come incidenti o danni collaterali: convogli umanitari distrutti, missili sparati sulla popolazione in fuga o come la storia di Zara che giace in coma in ospedale senza sapere che la sua famiglia è stata distrutta. Zara che scappava da Tiro ha partorito prematuramente in un taxi. Il mezzo poco dopo è stato centrato da un missile israeliano che ha ucciso il suo neonato e due fratellini più grandi. Gli obiettivi dei raid aerei delle ultime 24 ore sono stati, secondo le forze armate israeliane, che hanno richiamato in servizio 30 mila riservisti, una base missilistica Hezbollah nella Bekaa, 57 strutture e infrastrutture della milizia sciita, sei lancia-razzi. E ancora, attaccata Tiro e numerosi villaggi al confine con Israele, tra cui Ansar, Telet Mina, Abu Rashid, al Mansuri, Cana e Kfar Joz, nei pressi di Nabatijeh, dove un cittadino giordano e due libanesi sono rimasti uccisi e altre sette persone, tra cui donne e bambini.  I caccia F-16 e gli elicotteri Apache non hanno risparmiato neppure la valle orientale delle Bekaa, dove altri raid hanno provocato almeno tre morti e, secondo Israele, anche l’uccisione di un capo militare di Hezbollah, Nur Shalhub, mentre era impegnato a trasportare un carico di armi a bordo di un camion centrato da un missile a ridosso del confine con la Siria. Un convoglio organizzato dalla Protezione civile libanese e dalla Croce Rossa formato da 150 macchine, accompagnato anche da alcuni giornalisti, è stato bersagliato dall’artiglieria israeliana mentre stava evacuando decine di malati e anziani dal villaggio di confine Rmeish: un cameraman giordano della televisione tedesca N24 e il suo autista libanese sono stati lievemente feriti e subito curati nel quartier generale dell’Unifil a Naqoura, che si preparava ad accogliere gli osservatori internazionali evacuati dalle basi del sud.  “E’ stata una decisione presa dopo i ripetuti bombardamenti degli ultimi giorni", recita il comunicato delle Nazioni Unite che ha annunciato l’evacuazione degli osservatori della missione Unfil. Duello all’ultimo sangue, invece, a Bint Jbeil, dopo la disfatta di tre giorni fa che ha visto la morte di 9 soldati israeliani, l’esercito ha annunciato che sono almeno 200 gli hezbollah uccisi nelle ultime ore. Secondo gli hezbollah, i paracadutisti israeliani si sarebbero ritirati da una collina che avevano occupato a ovest di Bint Jbeil, ma in realtà le truppe israeliane starebbero solo riposizionandosi in attesa di nuovi ordini o di nuovi soldati che sostituiscano quelli che combattono ormai da giorni. E’ scontro anche sulle informazioni: l’intelligence dell’esercito non è d’accordo con il Mossad che sostiene che gli hezbollah sono in grado di mantenere lo stesso livello di combattimento ancora per molto tempo. Amos Yadlin, capo dell’intelligence militare ritiene che gli hezbollah siano stati pesantemente danneggiati. Su una cosa invece sono tutti d’accordo: la catena di comando non ha subito perdite e che hanno missili a lunga gettata pronti a lanciare. Non a caso sono state piazzate nuove batterie di missili antimissile Patriot, anche nell’area di Tel Aviv, in aggiunta a quella di Haifa. E cinque di quei missili che Israele prima o poi temeva sarebbero arrivati, sono caduto ad Afula lontana 47 km dal confine, potrebbero essere zelzal 2 di fabbricazione iraniana che hanno un raggio di 100 km. Altri 80 razzi di media e breve percorrenza sono piovuti in tutto il nord. Caldo anche il secondo fronte, quello di Gaza, dodici blindati hanno fatto ritorno in Israele dopo aver attraversato il confine a est e a nord di Gaza City dopo due giorni di operazioni, ma contemporaneamente aerei israeliani hanno colpito sulle case palestinesi alcune delle quali di proprietà di parlamentari di Hamas: un tredicenne ucciso e 7 feriti.

 

 

 

 

Giornalista di guerra e scrittrice

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