di Barbara Schiavulli

AVIVIM (sul confine) – Se non fosse per la divisa, il sergente Leonid Yanovich, sembrerebbe un liceale, con il suo volto brufoloso, gli occhialetti, il corpo gracilino. Invece, Leonid è appena tornato dalla battaglia di Bint Jabeil dove, da qualche giorno, l’esercito israeliano avanza alla conquista della città. “L’operazione è cominciata domenica e d’allora non abbiamo mai smesso di combattere. Il paese sembra vuoto, sembra che i civili se ne siano andati, restano solo gli hezbollah”, racconta Leonid che ha solo 20 anni. “Ci sono stati diversi feriti da parte nostra, ma molti anche da loro, non è una battaglia semplice”. Anzi, è molto difficile, probabilmente più di quanto gli israeliani immaginassero perché dopo 15 giorni di guerra i razzi degli hezbollah continuano a cadere su tutto il nord di Israele e ieri un hezbollah ha quasi raggiunto il confine dalla parte israeliana prima di essere ucciso mentre cercava di infiltrarsi. “Era la prima volta che partecipavo ad una battaglia simile, seguiamo la procedura, facciamo tutto quello che si deve fare e non pensiamo ad altro che raggiungere i nostri obiettivi”, dice Leonid che durante la notte ha trasportato indietro 6 feriti. “La difficoltà più grande è che gli hezbollah, sono bene equipaggiati, che sanno come colpirci”, spiega Yacob, di 21 anni che guidava uno dei carro armati colpiti. “Gli ordini ora sono di lasciar perdere le strade, di andare per boschi, per i mezzi è troppo pericoloso, ci sono mine dappertutto – ci confida un tenente colonnello delle forze speciali. Gli Hezbollah non hanno la forza numerica né tecnologica per batterci, ma possono darci molto, molto fastidio”. Otto feriti nei combattimenti delle ultime 24 ore, i giovani soldati tornano con la testa tra le mani e i volti rigati dal pianto. “La cosa più difficile è vedere i propri amici feriti. La paura è naturale, ma poi passa, ma la vista dei colleghi che stanno male, questa resta”, dice il sergente Ohah, di 22 anni di ritorno dal villaggio di Maroun ar Ras, ancora si combatte, nonostante gli israeliani dichiarino di controllarlo, cinque sarebbero i militanti morti, tra cui il comandante locale degli Hezbollah. L’esercito israeliano, secondo i vertici militari, sta penetrando in profondità nel tentativo di creare una nuova fascia di sicurezza. Lo ha confermato Amir  Peretz, il ministro della difesa israeliano, esattamente sei anni dopo la cancellazione di quella precedente. "Lo sforzo principale – ha detto  Peretz – è di creare una fascia di sicurezza che in ogni caso sia sotto controllo delle nostre forze, se non ci sarà una forza multinazionale che si assuma il controllo dei reticolati di confine e abbia capacità di imporre la propria volontà. In ogni caso manterranno il controllo mediante il fuoco. Intendiamo sparare su chiunque entri in questa zona”. Nel resto del Libano, continuano i bombardamenti, durante un raid aereo israeliano a Nabatieh è stata colpita un’abitazione e distrutta una famiglia di otto persone, tra cui due bambini. Bombe anche sul sud di Beirut almeno dieci gli edifici colpiti, dopo una tregua di 24 ore, concessa per la visita del Segretario di Stato americano Condoleeza Rice. Attaccate anche banche libanesi, almeno 12 tra Sidone, Beirut, Tiro e Nabatieh, sospettate di gestire le finanze di Hezbollah. Lo scopo sarebbe quello di distruggere le infrastrutture finanziarie del movimento sciita libanese. Sul fronte israeliano non si placa la pioggia di razzi sul nord della Galilea e del Golan. Ad Haifa, dove la gente ha ripreso una lenta risalita dai bunker all’aria aperta, si è tenuta una manifestazione contro la guerra dispersa in fretta dalla polizia che ha arrestato quattro persone. Sempre nella terza città di Israele, particolarmente bersagliata dai katiusha,  un signore anziano è morto colpito da infarto mentre correva verso un rifugio pubblico. Uccisa anche una ragazzina araba di soli 15 anni, questa volta colpita da un razzo in un villaggio non lontano da Tiberiade.

Giornalista di guerra e scrittrice

2 Comment on “LA BATTAGLIA PER CONTROLLARE LA ROCCAFORTE DEGLI HEZBOLLAH

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