Non si può proprio convincerla che in tutto quello che succede, qualcosa di buono ci deve essere. Per Orna Shorani la violenza e la guerra non sono mai la soluzione giusta. Ungherese, 76 anni, con gli occhi di una ragazzina che ha visto troppo, se ne sta nella sua casa danneggiata da un missile. La Signora Shorani non è una donna qualunque, la Storia ha voluto che non lo fosse. Lei è una Giusta tra le Nazioni, un’onorificenza che Israele concede ai non ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare anche un solo ebreo dai nazisti. Orna, più o meno, cinquant’anni fa, ne ha salvati 25. Giovedì scorso, verso le sette di mattina quando stava ancora dormendo un razzo ha colpito la sua casa a Nahariya. Si è schiantato contro il tetto del nipote che abita al piano di sopra e lo spostamento d’aria le ha scaraventato la porta addosso. Ferita alla testa, ha lasciato che i paramedici la medicassero, ma non ha voluto, a nessun costo, andare all’ospedale. Ha preferito controllare che gli operai le riparassero subito i danni e le rimettessero i vetri alle finestre. “Ho sentito un boato e poi un dolore alla testa – racconta Orna che ci vede e sente poco, ma ha la parlantina chiara e veloce – mio nipote è arrivato di corsa, per vedere che fosse tutto apposto, gli ho detto di andare via e di tornare a dormire. Ma a dir la verità sto ancora tremando”. Nahariaya è una cittadina sul mare a pochi chilometri dal confine, ogni giorno cadono missili e la maggior parte della gente, chi non ha potuto fare le valige e andarsene, vive nei bunker di casa o nei rifugi pubblici. “Io non me ne vado da casa mia, anche se sento il rumore dei razzi tutta la notte. Mi sono successe tante cose, sono sopravvissuta alla seconda guerra mondiale in Ungheria e a tutte le guerre israeliane, credo che supererò anche questa”, dice con un sorriso malizioso continuando a scusarsi per il disordine in salotto. Durante la Seconda Guerra Mondiale, in Ungheria, i tedeschi costruirono un campo di lavoro accanto alla casa di famiglia di Orna. Con la madre e le sue sorelle, ancora ragazzina, aiutò 25 ebrei a fuggire dal campo, li nascose dai nazisti e li aiutò a lasciare il paese. Uno dei fuggitivi, Ladislav Shorani, prima di correre via, saltò il cancello della casa di Orna, le corse in contro e la baciò. “Tu sarai mia moglie”, le disse. “Non ne seppi più nulla per tre anni, era andato a combattere con l’esercito russo – dice Orna sorridendo al ricordo – poi tornò e proprio come aveva detto, mi sposò e insieme ci trasferimmo in Israele”. Suo marito ora è morto e lei vive circondata dai figli e dai nipoti. Nelle vecchie foto ordinate in un vecchio album, si vede che della giovane di allora non resta molto, la pelle liscia e pallida è scomparsa, le gambe snelle e scattanti di una volta ora a stento si muovono, ma la ragazza che ha sempre amato la pace non si è perduta nel tempo. Orna ha una semplice spiegazione per quello che fece in Ungheria: “Dio ha detto: non dovrai uccidere. E allora noi non potemmo farci da parte e lasciare che i nazisti uccidessero ebrei innocenti. E ora è la stessa cosa, non mi piaceva allora, non mi piace adesso. Stiamo facendo ancora le cose nel modo sbagliato. Abbiamo bisogno di vivere in pace. In qualsiasi posto. E’ il mio augurio, pace e salute, per chi vive da questa parte del confine e naturalmente anche dall’altro”.

 

 

Giornalista di guerra e scrittrice

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