di Barbara Schiavulli
ZARIT (sul confine) – Ventiquattro ore dopo che il generale Dan Halutz aveva detto che Israele avrebbe lanciato piccole e fulminee operazioni di terra, dieci carroarmati e molti soldati, hanno preso posizione in alcuni villaggi nel sud del Libano. Non si conoscono i numeri, si parla di centinaia, non si conoscono i reparti, anche se non possono che essere forze speciali coperte alle spalle dall’artiglieria e dalla fanteria. La zona occupata e ripulita dagli Hezbollah è quella della cittadina di Maroun Ras, dove nei giorni scorsi ci sono stati feroci combattimenti. Sembra che proprio tutto faccia pensare che il giorno di una massiccia invasione si stia avvicinando, questione di ore, forse di giorni. Intanto, i villaggi israeliani a ridosso del confine sono deserti, i cancelli di solito guardati a vista da guardie armate sono lasciati spalancati al passaggio dei soldati e dei loro mezzi che si sono sistemati qua e là protetti dalla folta vegetazione montana. 6000 riservisti sono stati richiamati in servizio e sostituiranno i militari di leva stanziati a Gaza e in Cisgiordania in modo tale da avere sul confine pronti ad un’eventuale battaglia giovani soldati di leva. Un’operazione non facile, secondo il New York Times, gli israeliani avrebbero chiesto agli Stati Uniti di accelerare la fornitura ad Israele di “bombe intelligenti in grado di distruggere con precisione i bunker sotterranei. Rifugi costruiti negli ultimi sei anni, catacombe stracolme di trappole, zone minate, vie di fuga che possono essere scoperte solo attraverso il supporto delle truppe di terra. “Non vogliamo occupare il Libano – ci dice il collonnelo Ishay Efroni – vogliamo solo disarmare gli Hezbollah, distruggere le loro infrastrutture e liberarci dei loro sostenitori in Libano”. Più di 1800 obiettivi sono stati colpiti dall’inizio dell’offensiva dieci giorni fa, più di 100 hezbollah sono stati uccisi insieme a 396 civili, mentre 1350 sono stati feriti. “Abbiamo chiesto alla popolazione del sud (250 mila persone) di lasciare la zona al più presto possibile – dice il colonnello Efroni – purtroppo non sarà un’operazione breve. Questa militarmente è una guerra contro il terrorismo e ci vuole tempo”. Saranno ragazzi ventenni ad affrontare la guerriglia libanese, per quanto preparati, sono abituati alle dune Gaza e brulla della Cisgiordania. Affronteranno per la prima volta un terreno poco familiare, montuoso, difficilmente accessibile agli elicotteri e ai carro armati, i primi perché potrebbero essere bersagli per missili antiaerei, i secondi, invece, di mine piazzate sui passaggi sterrati che i mezzi militari non potrebbero evitare di percorrere. Gli Hezbollah non sono isolati come i palestinesi che si addestrano da soli, ma hanno imparato tutto quello che c’è da sapere sulle tecniche di guerriglia nei centri di addestramento iraniani. La tecnica per conquistare il sud, secondo fonti militari, sarà quella di bombardare alcune aeree, lasciare che gli hezbollah scappino e poi entrare con le forze di terra.

Giornalista di guerra e scrittrice

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