da Haifa

Barbara Schiavulli

 

 

E’ furioso il primo cittadino di Haifa. Scuote la testa dopo la visita del ministro della Difesa Peretz perché si ritrova di nuovo solo ad affrontare una città colpita dai missili.

L’Europa osserva Israele e parla di reazione spropositata, che ne pensa? Non è la domanda facile ad un sindaco che oggi parteciperà al funerale di otto dei suoi concittadini. “Fuck the Europe, che l’Europa si fotta! – risponde irritato Yona Yahav, 55 anni, con un passato di sinistra e ora nel partito Kadima quello fondato dall’ex premier Sharon e ora al potere al governo. “Mi scusi, non riesco ad essere diplomatico oggi, non ci importa di che cosa pensano gli europei, noi stiamo vivendo una nuova realtà, nostro il problema, nostra la soluzione. Per noi oggi il Libano è uno stato terrorista e agiremo di conseguenza”, dice il sindaco che spiega che la città è pronta a resistere. Una città piegata dagli ultimi eventi, per le strade le entrate dei rifugi sono spalancate, la polizia è in massima allerta, gli ospedali sono pronti a qualsiasi emergenza. “Abbiamo dovuto sospendere a tempo indeterminato tutte le attività culturali, stiamo cercando di convincere la gente a seguire i nostri consigli, è l’unico modo per ridurre il rischio di vittime, fare quello che diciamo, restare a casa quando lo chiediamo, non andare al lavoro se necessario. Il nostro scopo è riportare la città ad una vita normale, che la routine  riprenda a fare regolarmente, ma è inutile fingere di non essere in una situazione straordinaria, siamo in guerra – dice Yahav nel suo ufficio affiancato dai suoi collaboratori che entrano ed escono pieni di carte tra le mani – una guerra che noi vinceremo, forse ci vorrà un po’ ma gli Hezbollah stanno occupando un confine illegalmente e se i libanesi non riescono ad occuparsene, spetta a noi farlo. Haifa è una città mista, ci sono arabi, drusi, ebrei, sono tutti israeliani e chiunque verrà minacciato sarà protetto”. L’Italia si sta proponendo come mediatore, il primo ministro Prodi ha parlato con il presidente siriano Bashar Assad. Può essere utile? “Qualunque pressione sui siriani o gli iraniani può servire e va benissimo, ma non ci riguarda. E’ qualcosa che fate per voi, perché oggi tocca a noi, siamo noi che stasera andiamo a letto sotto una pioggia di missili. Ma domani potrebbe accadere a voi. Potete imparare da noi, o potete pentirvene più tardi”. Israele accusa il Libano di mancanza di forza per cacciare gli Hezbollah e accusa anche la Siria e l’Iran di sostenerli e armarli, ma sono soprattutto i libanesi i civili a subire la rappresaglia delle azioni del movimento islamico. “Nessuno vuole colpire i civili o compiere stragi, ma gli Hezbollah si nascondono tra la gente. E’ facile nascondere un lanciarazzi in una casa, tirarlo fuori, sparare e poi nasconderlo di nuovo. Il problema è se sia accettabile che uno stato sovrano dia rifugio a terroristi, ci sono due ministri legati agli hezbollah nel governo. Chi accetterebbe una cosa del genere? Sono un uomo di estrema sinistra eppure ad ogni ponte distrutto, lo ammetto, gioisco, perché io stesso ho voluto il ritiro e sono ancora convinto che sia la cosa giusta. Ognuno nei propri confini. Ma non è andata così, è sparita nel momento in cui ci siamo ritirati dal sud del libano, l’unica ragione per cui gli hezbollah ci combattevano e per cui erano stati creati, ma sono rimasti lì, sono stati tranquilli per sei anni e ora tutto ad un tratto ci colpiscono. E in nome di quale ragione, non dovremmo difenderci con ogni mezzo in nostro possesso?”.

 

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “Intervista al sindaco di Haifa

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