15.7.06

Oggi ho visto un ospedale sotterraneo ma la storia uscirà martedì così non racconto niente. ci sono passati un paio di missilotti, be erano cinque, su nel nord, che bello non c’era traffico e le spiegge erano deserte !!! (umorismo da guerra), l’autista non vedeva l’ora di tornare indietro e ogni giorno che sentiva bum, alzava gli occhi al cielo…una giornata interessante, anche se forse dovrei trovarmi in libano, qui tutto sommato è abbastanza tranquillo, anche se è una faticaccia, corri di qui di lì, devo ammettere che gli israeliani della costa sono più simpatici, non che siano meno estremisti, ma non sono incattiviti come qui a gerusalemme. domani mi prendo la macchina così posso andarmene in giro per conto mio. beh, vado a gerusalemme est a cena, ho decretato che è più sicuro. Ieri sera sono stato al dolphin e ad un certo punto bum bum, la gente si è guardata con aria smarrita, sembrava un bombardamento dietro l’angolo. nessuno voleva andare a vedere, fino a che è entrato un ragazzo esclamando quanto erano belli i fuochi d’artificio. Ma sarà gente normale questa????

Avvenire

da Gerusalemme

Barbara Schiavulli

Libano sotto assedio, l’attacco militare israeliano non riesce a fermare il lancio di missili verso il nord della Galilea, ma sta mettendo in ginocchio un paese considerato colpevole di debolezza con gli Hezbollah. Il premier libanese Fuad Siniora ha chiesto alle Nazioni Unite di imporre un cessate il fuoco totale e immediato e si è detto pronto ad estendere l’autorità dello Stato anche nel sud del Libano, territorio roccaforte del Partito di Dio. Più di 110 morti in pochi giorni, 21 solo ieri tra cui nove bambini. Una strage di civili avvenuta nel villaggio di Shamaa non lontano da Tiro, quando un elicottero di assalto israeliano ha colpito una macchina e un pulmino carico di persone che fuggivano dai loro villaggi. Piovono bombe sui porti libanesi di Beirut a Tripoli. Tra le infrastrutture colpite c’è il faro e i sili granai a Beirut e il radar nel porto di Tripoli. Colpito anche il piccolo porto turisto di Junieh, a 15 chilometri dalla capitale. Distrutto un’altro radar militare nei pressi della cittadina di Batrun e ucciso un soldato libanese. E ancora, colpita la periferia di Baalbek, la città dei templi romani, considerata la roccaforte  del movimento sciita. Un susseguirsi di esplosioni che hanno scosso il Libano, mentre nelle strade svolazzavano volantini lanciati dai caccia israeliani con disegnata la testa disegnata a forma di cobra di Nasrallah, il leader degli Hezbollah. "Preghi Allah, perché Israele lo liquiderà alla prima occasione", ha detto il ministro israeliano Zeev Boim, vicino al primo ministro Olmert. Dall’altra parte, sul fronte israeliano la gente trascorre uno shabbat di paura. La “testa di serpente”, immune alle minacce di morte lancia missili in tutto il nord, e uno sfiora di cento metri il ministro dell’ambiente israeliano in visita nella deserta Nahiriyya, la prima città colpita dai razzi degli Hezbollah giovedì scorso. Decine di feriti, molti in stato di shock. Tre razzi a lunga gittata hanno colpito anche la biblica Tiberiade. Secondo le autorità israeliane, gli armamenti di cui sono dotati gli Hezbollah sono in grado di raggiungere anche Tel Aviv: i guerriglieri sarebbero muniti di missili a lunga gittata, pari a 150 chilometri, in grado di colpire obiettivi posti a una distanza minima di 40 chilometri dal punto di lancio fino a un massimo di addirittura 200. Intanto a Haifa, il più grande porto di Israele, dove è stata installata una batteria di Patriot (missili antimissili), è tornata in porto la nave colpita due giorni fa da missile di manifattura iraniana con il corpo di uno dei quattro marinai dispersi. Impotente la diplomazia internazionale, incapace di porre fine alla violenza cerca almeno di salvare i cittadini stranieri organizzando tempestive evacuazioni. Il re di Giordania Abdallah ha chiesto al segretario generale dell’Onu Kofi Annan "l’intervento immediato" dell’Onu per mettere fine alle crisi. “Il processo di pace in Medio Oriente è morto", ha detto Amr Moussa, segretario generale della Lega araba alla fine di una riunione d’urgenza dei ministri degli Esteri arabi al Cairo. La Russia, presidente di turno del G8, teme che le ostilità in corso tra Israele e il Libano si estendano ulteriormente. "Esiste una reale minaccia del coinvolgimento di altri Stati in questo conflitto", ha detto il ministro della Difesa Serghei Ivanov. E tutti puntano gli occhi verso la Siria dall’atteggiamento scostante, si schiera al fianco degli Hezbollah, che stanno raccogliendo consensi nel mondo arabo e si prepara anche alla possibilità che il conflitto si allarghi fino a diventare una vera e propria guerra. "La Siria non è un nostro obiettivo” ha detto il capo del dipartimento operazioni delle forze armate israeliane, generale Gazi Azincot, e accusa gli Hezbollah di tentare di trascinarla nel conflitto. D’altra parte i conflitti si vincono anche a colpi di parole, e in Medio Oriente ne stanno volando tante quante i missili. Minacce, accuse, e tira e molla e poi smentite come quella di bombe che avrebbero raggiunto proprio il territorio siriano, ma che invece sono cadute nella terra “terra di nessuno” compresa tra le linee ufficiali di confine dei due paesi. Non in Siria, ma decisamente vicino. E non lontano neanche dalle migliaia di profughi che stanno fuggendo dal libano, 90 mila persone hanno già attraversato il confine, un esodo che non accenna a diminuire con il passare delle ore e la continua minaccia di nuovi attacchi.

 

E’ rientrata in porto di Haifa la nave da guerra israeliana colpita due sere fa al largo delle coste di Beirut da un missile C-802 di manifattura iraniana. A bordo il corpo di uno dei quattro marinai dati per dispersi, il sergente Tal Amgar di 21 anni. Sulla nave c’erano 80 militari che avrebbero dovuto controllare la zona circostante la capitale libanese, ma nessuno immaginava che un missile potesse raggiungerli. “Ieri abbiamo festeggiato la circoncisione di mio nipote – ci racconta dalla sua terrazza che sovrasta il porto Meir Hoefler, un noto avvocato della principale città portuale del paese, riservista nel comando delle forze speciali – alla festa c’era proprio il medico di bordo della nave colpita, che di lì a poco si sarebbe imbarcato sulla nave. Abbiamo passato una notte tremenda in attesa che rientrassero”. Sono tutti sorpresi ad Haifa per la disfatta della Marina. “Questa città è stata colpita, ma conosciamo le possibilità dei missili e non abbiamo tanta paura, quello che veramente ci spaventa è quello che non sappiamo degli Hezbollah, della tecnologia che sono riusciti ad ottenere in questi sei anni di pace apparente”, afferma in un italiano ancora perfetto Ghioran Ilan, in origine Ventura. La nave inghiottita dai metalli e dalle gru del porto deserto, quasi tutte le imbarcazioni sono fuori a difendere la costa, è stata subito messa in riparazione. Il corpo del giovane Amgar si trovava tra i rottami nella parte più danneggiata, colpita più volte dai missili degli hezbollah che hanno sfiorato anche un’imbarcazione civile di bandiera egiziana. “Gli europei devono capire che qui non valgono le regole occidentali, che qui abbiamo a che fare con estremisti con cui non si può trattare, siamo costretti ad andare e sradicarli dal Libano – dice il fratello di Ghioran, il dottor Dani Ilan – e poi deve toccare all’Iran”. Destra o sinistra, non c’è più differenza in Israele, anche se la situazione politica è cambiata, la paura e gli echi di un’altra guerra hanno unito il paese intorno al primo ministro Olmert. “La situazione in Israele è cambiata – dice Dani – dopo tutto questo non sappiamo se questo governo reggerà, ma qualunque cosa succeda è impensabile un ritiro dal resto dei territori. Non vogliamo che la storia si ripeti. Non vogliamo che la Cisgiordania si trasformi in Gaza”.

 

 

Giornalista di guerra e scrittrice

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