Indebolitosi il legame con Damasco, gli estremisti sono lo «strumento» nelle mani di Teheran che mira alla destabilizzazione

Di Barbara Schiavulli

Si riapre per Israele la vecchia ferita libanese. Gli hezbollah, la resistenza contro l’occupazione israeliana nel sud del Libano terminata nel 2000 con la ritirata delle truppe di Tel Aviv, hanno rapito due soldati israeliani e ne hanno uccisi sette. Il "Partito di Dio" è solo la punta delle dita di una mano che tira le redini dei fili da altre parti. Altri Stati, altri movimenti da anni li sostengono a colpi di armi e di soldi.
Da una parte la Siria i cui legami con gli hezbollah si sono indeboliti dopo il ritiro dei militari dal Libano e l’entrata dell’ala politica degli hezbollah nel Parlamento libanese, diventando la seconda forza politica (35 seggi su 128). E poi, soprattutto l’Iran: loro i fondatori, nel 1982 nella valle della Bekaa, dai Guardiani della Rivoluzione iraniana, i finanziatori, spesso i burattinai.
In pratica gli hezbollah possono rappresentare all’occasione l’ufficioso avamposto di un governo, quello iraniano, che inneggia alla distruzione di Israele e spesso si mostra desideroso di creare il caos nella regione. «Gli israeliani non dovrebbero lasciare che la situazioni sfoci in un’esplosione islamica che non avrà confini geografici» ha detto il presidente iraniano Ahmadinejad.
Ma prima di arrivare agli iraniani, un nemico complicato da affrontare, gli israeliani possono giocare la carta dei Libano, ritenuto responsabile della sicurezza dei due soldati rapiti e contando sulle pressioni arabe dei Paesi circostanti.
«L’occupazione israeliana è una provocazione per palestinesi libanesi», ha detto Faruq al-Shara, vice presidente siriano. La Siria ha già sentito il rombo dei caccia israeliani sorvolare Damasco dove vive il capo di Hamas, Khaled Meshaal, che gli israeliani vogliono morto. Dal canto loro, gli hezbollah al di là di quelli che possono essere gli interessi regionali dell’Iran impegnato anche loro su altri fronti, chiedono la liberazione dei loro prigionieri, detenuti nelle carcere israeliani, risultato di 22 anni di guerra.
«I guerriglieri del movimento sciita libanese Hezbollah possono colpire ancora più a fondo», ha dichiarato lo sceicco Hassan Nasrallah, leader degli hezbollah. «La cattura di due soldati israeliani ha solo lo scopo di uno scambio con prigionieri arabi e palestinesi e non di trascinare il Libano e la regione in una guerra. Ma se scelgono lo scontro, devono aspettarsi sorprese», ha tuttavia aggiunto il leader di hezbollah.

Giornalista di guerra e scrittrice

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