«Il 72,8% soffre di traumi per sovraesposizione a stress, il 96% ha assistito a una sparatoria, un terzo ha visto un familiare ferito Gli effetti sono distruttivi»

Di Barbara Schiavulli

Muhammad si schiaccia le orecchie con le mani per non sentire. Si rannicchia dietro le gambe della madre e grida con tutte le sue forze ogni volta che un aereo israeliano attraversa il cielo di Gaza e infrange la barriera del suono, o quando un elicottero sorvola la sua casa, o quando sente il rumore di un’esplosione. Muhammad ha cinque anni.
«Non so come calmarlo. Forse mio figlio si accorge che ho tanta paura anch’io», racconta Hoda, una signora che abita vicino al ministero dell’Interno più volte colpito dai missili israeliani. Ha dovuto lasciare la sua casa perché danneggiata: «Durante la notte i vetri sono esplosi, le mura hanno tremato e il viso di mio figlio è diventato bianco dal terrore», dice Hoda stringendo il suo bambino in pigiama da due giorni.
«A Gaza, tra i bambini, sta dilagando la paura – spiega Damien Personnaz dell’Unicef – siamo preoccupati per la psiche dei piccoli. Molti, dai sei anni in giù, hanno ripreso a bagnare il letto». Su Gaza incombe il disastro umanitario, senza acqua ed elettricità si rischia il proliferare di malattie. «Normalmente ci facciamo una doccia due volte al giorno. Ora capita ogni quattro o cinque giorni. I miei figli puzzano. Tutti noi puzziamo. Ho paura che si prendano qualche malattia», dice Mahmoud Mughari, padre di cinque bimbi dai 4 agli 11 anni.
In queste condizioni di primaria emergenza, l’aspetto psicologico è spesso sottovalutato: «Il 72,8 % dei bambini di Gaza soffrono di traumi per sovraesposizione a stress da esplosione e violenza, il 96% ha assistito a una sparatoria, un terzo ha visto un familiare o un vicino ferito. Essere sottoposti troppo a lungo a queste condizioni può avere un effetto distruttivo sullo sviluppo mentale e creare adulti eccessivamente nervosi o depressi», dice Khalid Dahlan, psichiatra infantile.
Secondo il ministero della Salute palestinese, negli ultimi sei anni sono stati uccisi 951 ragazzi al di sotto dei 18 anni e quasi 19mila sono stati feriti a Gaza e in Cisgiordania. «Dobbiamo tenere le porte e le finestre aperte per impedire che il rombo degli aerei distrugga i vetri – racconta Majeda Saqqa, che dirige un centro per bambini nel sud di Gaza -: entrano caldo e mosche. Ce ne sono migliaia che volano sulle tonnellate di immondizia che nessuno porta più via».
La famiglia Mughari ha deciso che sarebbe stato meglio andare a vivere tutti insieme. Si sono riuniti nella casa dei genitori, nel centro di Gaza, 48 persone in tutto: cinque fratelli sposati e i loro figli. «Quando di notte gli aerei israeliani passano, i bambini si svegliano urlando e corrono nella mia stanza – racconta Mahmoud Mughari, un sarto disoccupato – alcuni capiscono che è solo un rumore, ma Maih, che ha solo quattro anni pensa ogni volta che sia un vero bombardamento e si dispera come se ogni notte dovesse morire».

Giornalista di guerra e scrittrice

2 Comment on “I bimbi «assediati» dalla paura

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