di Barbara Schiavulli

 

Gaza è sull’orlo dell’isteria. Non è solo una questione di incursioni israeliane, di cibo che manca, di case distrutte, di mancanza di energia elettrica, è il tracollo di un popolo disperato chiuso nella morsa di una fazzoletto di terra da cui non può scappare e neanche tornare, una volta lasciata la propria casa. “Non ci resta che buttarci in mare e cercare di nuotare il più lontano possibile”, dice Naji Ghanem dopo un’altra giornata di attesa. Perché a Gaza si aspetta. Una svolta, una notizia, qualunque cosa purché si proceda. Nella parte più a sud di Gaza, molte donne fuggite dalle loro case, in vista dell’entrata dei soldati israeliani, sono tornate: hanno bisogno di cibo, di vestiti per i bimbi, di effetti personali, ma i soldati israeliani non si fanno impressionare dalle loro improvvisate bandiere bianche e le cacciano via. “Non sappiamo se potremo tornare a casa, siamo anche noi in ostaggio –  dice Fatima, che abitava in un complesso di sette case non lontano dall’aeroporto in disuso dove adesso sono parcheggiati i carro armati israeliani – ogni giorno ci chiediamo quale sarà il loro prossimo obiettivo, quale altra casa crollerà sulla testa di qualcuno”. Una vita sotto assedio per 1milione e quattrocentomila palestinesi. Ognuno di loro sa di poter diventare una vittima del serrato confronto tra l’autorità palestinese e il governo israeliano. La politica scorre come il sangue nei quartieri poveri di Gaza e quelli che piangono i morti mescolano dolore e discussione. “Gli israeliani minacciano di attaccare, i palestinesi di rispondere e noi siamo in mezzo”, dice Bashar Adef, un impiegato di Gaza City. “Non mi importa come risolvono la situazione, voglio solo che questa storia finisca per amore dei miei figli”, dice Naja Abu Amra, madre di tre bambini terrorizzati dal suono delle esplosioni. “Non approvo il rapimento del soldato – spiega Naji Ghanem, ma non gli dispiace che i rapitori abbiano chiesto il rilascio di 1000 prigionieri. Sua moglie è una di loro, da tre anni detenuta in un carcere israeliano – se Dio vuole, inshallah, gli israeliani lasceranno che i prigionieri tornino dalle loro famiglie e il soldato tornerà sano e salvo alla sua”.

 

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “Sull’orlo di una crisi di nervi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: