la sfida

 

Scoperta la vera identità di al-Muhajir: entrò nel Paese dalla Siria nel 2003 il giorno della caduta di Saddam

Di Barbara Schiavulli

«Questo è l’inizio della fine di al-Qaeda in Iraq», ha detto il premier iracheno Nouri al-Maliki sostenendo l’offensiva, l’operazione «Avanti insieme» che da due giorni tiene la capitale sotto assedio. Tempi duri per al-Qaeda che dalla morte di Abu Musab al-Zarqawi, il suo potente quanto letale leader, si è trovata a doversi riorganizzare e dimostrare di essere ancora forte. Quello che gli iracheni si aspettano, è uno di quegli attentati eclatanti per cui Zarqawi era famoso. Uno di quelli che portavano la sua impronta insanguinata. Ci sta pensando probabilmente il suo successore Abu Hamza al-Muhajir, meglio conosciuto, secondo gli americani, come Abu Ayyub al-Masri. Subito dopo l’annuncio, via Internet, della nomina del nuovo capo di al-Qaeda in Iraq, l’intelligence internazionale era rimasta sconcertata da quel nome sconosciuto che non figurava in nessuna lista. «Sono di fatto la stessa persona», ha affermato il generale William Caldwell, portavoce del comando statunitense in Iraq. Muhajir in arabo significa «immigrato». Uno straniero dunque e Masri è egiziano. Ritenuto, ancora più sanguinario di Zarqawi, fu il fondatore della prima cellula di al-Qaeda in Iraq, dove vi sarebbe giunto alla caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003. Poco prima, invece, aveva ricevuto un addestramento in Afghanistan che lo ha reso un esperto di esplosivi. Secondo gli analisti di Damasco, avrebbe trascorso un po’ di tempo ad al-Qaim, non lontano dal confine siriano dove accoglieva i combattenti arabi che penetravano in Iraq. Poi si sarebbe trasferito a Tikrit, proprio dove il giorno successivo la morte di Zarqawi, ci fu la rappresaglia più violenta con sette autobombe. «Riteniamo che al-Qaeda in Iraq sia stata presa di sorpresa, non hanno previsto quanto possano essere potenti le forze di sicurezza irachene e quanto il governo sia all’attacco ora», ha detto Muwaffaq al Rubaie, consigliere per la sicurezza. Dalla morte di Zarqawi, poco più di una settimana fa, ci sono stati 452 raid, più di 104 militanti uccisi e 759 arrestati. Il primo uomo eccellente a cadere è stato il presidente del Consiglio Provinciale di Kerbala, lo sceicco Aqil Sahel al-Zubaidi accusato di «sostegno al terrorismo». Zubaidi appartiene al partito Fadhila, a sua volta aderente all’Alleanza Irachena Unita, la coalizione delle principali formazioni d’ispirazione sciita che vinse le elezioni del 15 dicembre scorso. Ma i veri colpi messi a tiro del governo iracheno, hanno a che fare con le carte più che con le persone: un immenso tesoro, centinaia di documenti sequestrati appartenenti ad al-Qaeda rivelano posti, luoghi, nomi di sopravvissuti. Non solo, il contenuto della memoria di un computer portatile e altri documenti trovati fra le macerie del covo di Zarqawi dimostrano che al-Qaeda – lo dice Rubaie – «è in pessima forma».

Giornalista di guerra e scrittrice

One Comment on “Il premier: «Al-Qaeda è allo sbando» E l’intelligence americana svela: un «immigrato» guiderà i miliziani

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