Di Barbara Schiavulli

Autobus e pulmini sono uno degli obiettivi preferiti della militanza irachena. Un modo semplice ed efficace di creare il terrore tra la popolazione civile, tra chi va al lavoro, a fare la spesa o a va scuola. Per chi non può permettersi una macchina o la benzina, per chi non può camminare per le strade trafficate e assolate di Baghdad. Bersagli quotidiani di autobombe e di ordigni nascosti nei sacchetti della spesa, sotto un sedile.
Ultimamente anche pretesti per agguati: il pulmino viene fermato a un finto posto di blocco, si scelgono dei ragazzi, magari studenti, e li si uccide, in vere e proprie esecuzioni di strada. La gente lo sa e ha paura. Scende in fretta, guardinga. È impossibile controllare ogni passeggero, impossibile garantire un viaggio sicuro. Una corsa incontro alla morte a Baghdad costa solo 20 centesimi di euro.
Lo sa bene Hussein Kalaf, che ogni volta che gira la chiave nel quadro d’accensione, si chiede se quella sarà la sua ultima corsa. Kalaf guida ogni giorno un minibus, passa per Kharrada, il centro commerciale di Baghdad, per piazza Tahir, quella dove venne abbattuta la statua di Saddam Hussein. Il suo percorso non è molto lungo, ma è considerato uno dei più pericolosi.
«Una volta stavo tornando a una stazione degli autobus quando ci sono state due esplosioni – racconta Kalaf, accendendosi una sigaretta – il mio pulmino è stato investito da una fiammata mentre due passeggeri sono morti per i proiettili vaganti che sono seguiti dopo uno scambio a fuoco tra polizia e militanti». Kalaf ha deciso di guidare i pulmini quando ha capito che non avrebbe trovato nessun altro lavoro.
«Avevo un negozio di stoffe, ma era troppo caro mantenerlo. Non è facile di questi tempi, bisogna arrangiarsi in attesa che la situazione migliori. Non può andare avanti a lungo così». Una moglie, quattro figli, la famiglia del fratello morto da mantenere, per Kalaf non è certo una vita semplice. Come non lo è per nessun autista, le zone più rischiose sono quelle dei quartieri sciite, perché è così che spesso la militanza sunnita infligge la propria lotta sulla gente.
Secondo il ministero degli Interni i minibus sono più facile da colpire perché coprono una zona più vasta, dal centro della capitale fino alle zone più remote della periferia. «Io perquisisco ogni passeggero. Se qualcuno mi sembra sospetto, non lo lascio salire sull’autobus – spiega Ali Muzhir, un autista – non posso permettermi di essere flessibile. Una volta ho chiesto ad una signora anziana di perquisire una donna velata. Mi sembrava troppo alta, temevo fosse un uomo travestito, mi sbagliavo e mi sono scusato. Ma chi può biasimarmi?».
Non certo gli iracheni, nonostante siano stufi dei continui controlli, dei posti di blocco della polizia, degli uomini armati delle varie milizie che la fanno da padroni nelle strade, sventolando i loro kalashinokov davanti alle facce impaurite delle gente.
Baghdad è una sorta di calamita per i kamikaze che vogliono fare il maggior numero di vittime possibile: sette milioni di abitanti, centinaia di posti di blocco, muri di cemento che convogliano il traffico. Mercati, stazioni di polizia e autobus: questi sono i posti prescelti. Luoghi in cui la gente non può fare a meno di andare.

Giornalista di guerra e scrittrice

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