di Barbara Schiavulli

 

BAGHDAD – La risposta della guerriglia al successo politico iracheno, degli ultimi tre giorni, è chiara quanto letale. Un giornata irachena di ordinario terrore: 27 morti in tutto il paese, tra cui 12 nella sola Baghdad, un centinaio di feriti, causati dall’esplosione di sette autobombe. Nel mirino della militanza naturalmente il tentativo di minare la credibilità del neo premier Awad Al Maliki, impegnato nella formazione di un governo di unità nazionale, ma non solo, sembra che si cerchi di distruggere quel poco che rimane di normalità che ancora gli iracheni non possono astenersi dal vivere, come andare al lavoro, a scuola o a fare la spesa. Non a caso le prime tre autobombe, esplose ieri, hanno colpito obiettivi più civili che militari, sempre meno la scelta preferita dai militanti. La prima è esplosa in pieno centro uccidendo tre persone, vicino al ministero della Salute, a due passi dalla facoltà di medicina e dalla stazione degli autobus. Le successive due, sono esplose all’università di Mustansirya proprio in mezzo ai ragazzi che si recavano verso l’entrata, provocando la morte di altri 5 giovani tra cui un bambino di dieci anni. E come se non bastasse, altre quattro autombombe, una in un mercato sempre del centro e tutte le altre contro pattuglie della polizia, hanno fatto tremare la città. Solo una tempesta di sabbia e la pioggia scrosciante è riuscita a fermare l’ondata di sangue e a cancellare il sangue nelle strade. Orrore, urla, pianti, vetri infranti, è diventata la colonna sonora di una città che vive nella paura. Nel quartiere di Dora, che ormai nessuno cerca più di attraversare, sono stati recuperati 2 cadaveri sciiti, ha detto l’imam locale, ragazzi rapiti non più di una settimana fa dal quartiere di Azamiyya e abbandonati in una discarica dopo essere stati torturati e uccisi con un colpo di proiettile alla testa. Stesso posto, stesso metodo, in cui sono stati trovati due giorni fa sei giovani, questa volta sunniti. E proprio a Dora sono ripresi i combattimenti, tra militanti e forze dell’ordine. Sei i morti di quella che è stata una feroce battaglia. Altri 17 corpi sono stati scoperti nella zona di Abu Ghreib e ancora altri tre, tra cui quello di uno studente rapito qualche ora prima, sono stati recuperati dalla polizia a Mosul nel nord del paese. Non sarà affatto facile per il primo ministro sciita al Maliki, pressato dalla comunità internazionale, soprattutto dagli Stati Uniti, riuscire in questo clima, ad attirarsi il favore degli iracheni, se non rallentando l’ondata di violenza interreligiosa. Al Maliki, considerato un uomo forte, ha un mese per formare il governo: i partiti politici hanno già avviato le consultazioni per poi presentare le proprie proposte. Ministeri particolarmente sensibili sono quelli della Difesa e degli Interni, troppo spesso accusati di fomentare le divisioni settarie invece che fermale, includendo tra i ranghi dell’Esercito ma soprattutto della polizia elementi di varie milizie o addirittura tollerando veri e propri squadroni della morte sciiti e prigioni segrete. Lontano dagli echi della violenza, prosegue lento e inesorabile il processo a Saddam Hussein, analizzata da esperti e dichiarata autentica la firma su documenti che sentenziarono la condanna a morte di 148 sciiti del villaggio di Dujail, nel 1982, motivo per il quale l’ex rais e sei coimputati vengono giudicati.

 

Giornalista di guerra e scrittrice

3 Comment on “Barbara inviatra tra i bum

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